Dalia Nera by James Ellroy

Dalia Nera by James Ellroy

Author:James Ellroy [Ellroy, James]
Format: epub
Published: 2010-02-01T03:00:00+00:00


Mi risvegliai in stato confusionale come se fossi stato messo k.o. in un terzo incontro Bleichert-Blanchard e farfugliai: «Lee? Lee? Come stai?». Vidi poi due poliziotti con dei ridicoli distintivi sulle camicie nere e sopra di loro Fritzie che diceva: «Ho lasciato andare Bobby per poterlo seguire fino dal suo amico. Ma per sua sfortuna è riuscito a tagliare la corda. Tanto peggio per lui».

Mani robuste mi sollevarono dal pavimento della cella. Emergendo dallo stato confusionale mi resi conto che doveva trattarsi di Bill Koenig. Avevo ancora le gambe di gomma e Fritzie e i poliziotti messicani dovettero aiutarmi a uscire dalla caserma. Era calato il buio e il cielo di Tijuana si tingeva dei colori delle luci al neon. Una Studebaker di pattuglia si arrestò vicino a noi e Fritzie e Bill mi caricarono sul sedile posteriore. Il guidatore partì a razzo, accendendo la sirena più rumorosa che mi fosse mai capitato di udire.

Uscimmo dalla città puntando verso ovest e ci arrestammo nella piazzuola ghiaiosa di una esposizione di automobili disposta a ferro di cavallo. Poliziotti di Tijuana in abito cachi e pantaloni alla cavallerizza, con fucili a pompa in pugno montavano la guardia davanti alla baracca. Fritzie si chinò verso di me offrendomi il braccio, ma io lo respinsi e uscii dall'auto da solo. Fritzie si diresse verso la baracca e i poliziotti prima ci salutarono agitando le armi, poi aprirono la porta.

Un puzzo di cordite aleggiava nella stanza che era ormai ridotta a un mattatoio. Bobby De Witt e un messicano giacevano sul pavimento sforacchiati da ferite sanguinanti da arma da fuoco. Il muro di fronte era imbrattato da schizzi di materia cerebrale. Il collo di De Witt era ammaccato proprio là dove io avevo cercato di strozzarlo. Di primo acchito pensai di essere io il responsabile di quel macello, di averlo fatto in stato di incoscienza, per vendicare e proteggere le uniche due persone che amavo. Fritzie doveva avermi letto nella mente perché mi spiegò: «Non sei stato tu, bello. Il latino è Félix Chasco, noto trafficante di droga. Sarà stato un altro trafficante di merda, o Lee, oppure chissà, il Padreterno. Lasciamo ai colleghi messicani il compito di lavare i loro panni sporchi. Noi invece torniamo a Los Angeles per dare la caccia a quel figlio di puttana che ha tagliato a fette la Dalia».



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