ECLIPSE by STEPHENIE MEYER

ECLIPSE by STEPHENIE MEYER

Author:STEPHENIE MEYER [MEYER, STEPHENIE]
Format: epub
Published: 2010-02-20T23:00:00+00:00


15

Scommessa

Lo fissai per un minuto interminabile, senza parole. Non sapevo cosa dire.

Quando notò la mia espressione sbalordita, perse l'aria seriosa.

«Okay», disse sorridendo. «È tutto».

«Jake...». Sentivo un grosso nodo in gola. Qualsiasi cosa fosse, provai a

rimuoverla. «Non posso, voglio dire non... Devo andare...».

Mi voltai, ma lui mi prese per le spalle e mi costrinse a girarmi di nuovo.

«No, aspetta. Lo so, Bella. Ma senti, dimmi soltanto una cosa. Vuoi che

me ne vada e che non ci vediamo più? Sii sincera».

Era difficile concentrarsi sulla domanda e impiegai un minuto per rispondere. «No, non voglio», ammisi alla fine.

Jacob sorrise di nuovo. «Ecco».

«Sì, ma la ragione per cui ti voglio accanto non è la stessa per cui tu mi

vuoi accanto a te», obiettai.

«Allora spiegami perché vuoi che non esca dalla tua vita».

Ci pensai bene. «Quando non ci sei, mi manchi. Quando sei contento»,

specificai, misurando le parole, «sono contenta anch'io. Ma potrei dire la

stessa cosa di Charlie, lo sai. Sei uno di famiglia. Ti voglio bene, ma non ti

amo».

Scosse la testa, impassibile. «Però vuoi che ti stia vicino».

«Sì», sospirai. Era impossibile farlo desistere.

«E allora ti resterò vicino».

«Non vedi l'ora di prendere una batosta, eh», borbottai.

«Già». Mi sfiorò la guancia destra con la punta delle dita. Con uno

schiaffo la allontanai.

«Ti sforzeresti di comportarti un po' meglio, per favore?», chiesi irritata.

«No, non credo. Sta a te decidere, Bella. O mi prendi per come sono -

cattive maniere comprese - o devi rinunciare».

Lo fissai, frustrata. «Sei crudele».

«Come te».

Questa frase mi colpì e indietreggiai inconsapevolmente. Aveva ragione.

Se non fossi stata crudele - e ingorda - gli avrei detto che non lo volevo

nemmeno come amico e me ne sarei andata. Era sbagliato provare a restare

amici se gli faceva male. Non sapevo cosa stessi facendo lì, ma all'improvviso capii che era uno sbaglio. «Hai ragione», sussurrai.

Rise. «Ti perdono. Ma cerca solo di non arrabbiarti troppo con me. Perché ultimamente ho deciso che non desisterò. Le cause perse sono la mia

passione».

«Jacob». Fissavo i suoi occhi scuri nella speranza che mi prendesse sul

serio. «Io amo lui, Jacob. È tutta la mia vita».

«Ami un po' anche me», aggiunse. Alzò la mano quando iniziai a protestare. «Non allo stesso modo, lo so. Ma non è detto che sia lui la tua vita.

Non più. Forse lo era prima, ma poi se n'è andato. E ora deve fare i conti

con la conseguenza di quella scelta: me».

Scossi la testa. «Sei impossibile».

Di colpo si fece serio. Mi prese il mento tra le mani, lo tenne fermo e

non riuscii a distogliere gli occhi dal suo sguardo intenso.

«Finché il tuo cuore batterà, Bella», disse, «sarò qui... e combatterò. Non

dimenticare le alternative che hai».

«Non ne ho bisogno», ribattei cercando di liberarmi dalla stretta, senza

riuscirci. «E i miei battiti cardiaci sono contati, Jacob. Ci siamo quasi».

Affilò lo sguardo. «Motivo in più per lottare, lottare ancora più duramente, finché posso», sussurrò.

Mi teneva ancora per il mento - le sue dita stringevano troppo forte, mi

facevano male - e d'un tratto vidi nei suoi occhi il riflesso di ciò che stava

per accadere.

Provai a oppormi balbettando un «no», ma era troppo tardi.



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